per non parlar del cane! ovvero: peripezie personali e familiari alle soglie di una crisi di risa
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Ci siamo scrutati per un attimo, prese le misure al volo, e poi è iniziato il confronto.
Non voleva mollare la presa, ma io insistevo. Ho iniziato a strattonarlo ma non si smuoveva.
Ho cercato di cambiar posizione e capire dove fosse il suo punto debole, ma mentre provavo senza ottener miglioramenti, ho sentito che stava salendo la bile e siccome quella del mattino è la più velenosa e rischia di mandarti in pappa tutto il prosieguo della giornata, ho dato un'ultimo, risolutore, strattone e ho vinto.
Ero riuscito ad impossessarmi dello stendino liberandolo dalla morsa infernale dello stirello*: ora potevo stendere i panni, senza acidità di stomaco e in linea perfetta con il programmino della santa mattinata!
*stirello= non sono riuscito a ricordare/trovare il nome dell'aggeggio DOVE si stira. Ma ha un nome? helpme. Non che muoia senza, però mi secca aver per casa un senzanome.
Oggi, il pomeriggio soleggiato e dalla temperatura mite, unito alla peculiarità di lavorare in esterno, mi ha favorito l'incontro con alcune persone particolari.
Ho incontrato la mamma di una ragazza che da poco a sua volta è diventata mamma: l'ultima volta avevo visto questa ragazza con il pancione e ora per qualche minuto, il tempo di una chiacchierata con la neononna, ho potuto godere della bellezza del suo frutto. Per un attimo ho rivisitato il periodo quando lei, con altri, frequentava in parrocchia il gruppo Giovanissimi di Azione Cattolica, di cui io ero animatore, e una piccola morsa di rimpianto mi ha stretto il cuore: avrei potuto dare qualcosa di più; ho ricevuto molto da quei ragazzi; quanto tempo è trascorso già! Come altre di quel gruppo è cresciuta, si è sposata e ha messo su famiglia. E son contento di poter ammirare sua figlia, di esserci.
Poco prima mi ero fermato presso il pattinodromo per raccogliere informazioni circa corsi e orari e costi per un ragazzo che seguo.
Gia' dal titolo si dovrebbe intuire che questo pezzo sara' un classico fill-in, dal gergo dei fumettisti, un modo per intrattenere e occupare nella continuita' di una storia un bag o buco dir si voglia che non si sapeva altrimenti come riempire.
In realta' e' che quando si vuole scrivere non c'e' mai l'occasione e quando si scrive non si sa cosa dire perche' si e' pressati dal tempo, dalle cose che si vorrebbero dire, da quelle che si dimenticano ma sarebbe stato bello inserirle, e cosi' via.
Ma cerchiamo di far fronte a questa ovvieta' e nel frattempo auguro a tutti un felice anno, che sia in grado di permettere a tutti di realizzare un desiderio e di concretizzare una speranza. Basta uno intanto, poi le cose vengono da se'.
Vi abbraccio forte, vicini e lontani, amici e conoscenti.
E' molto tempo che penso di tornare a postare in modo regolare e, regolarmente, non lo faccio.
Si, certo, non ho più la connessione full time, la sera quando torno a casa sono stanco e di smuovere ancora i pensieri in giro per il cirividdru non se ne parla neppure (al massimo riesco a seguire con un certo distacco le elucubrazioni serali della moglie, ma questa è un'altra cosa); l'entusiasmo iniziale del lasciare un proprio diario personale aperto nel mondo dei blog si è esaurita; soprattutto, costa fatica. E devo riconoscere che mi costa sempre più. Così tanto che cerco di limitare all'indispensabile.
Mi sembra di paralizzarmi in un mutismo selettivo, di bloccare i pensieri in un monolitico sistema difensivo da cui non entra nè esce nessuno.
Sono nell'ufficio della cooperativia che ha da qualche tempo allestito una zona computer e ne sto malinconicamente approfittando. dovrei essere in giro, per le strade della città, intento a pedalare tra le case e a macinar emozioni e dubbi. Invece sono qua, roso dall'angoscia dell'impotenza e dalla fragilità umana.
Che caxxo ci sto a fare qui?
Comincia ad albeggiare.
La notte cede il nero a tinte più chiare e posso iniziare ad intravedere dalla finestra la forma degli alberi e le sagome delle case prospicienti.
Sono sveglio da un po', precisamente da quando il Paolino ha preteso di essere preso dal "papi" e portato nel lettone dove ha ricominciato a dormire (lui) ciucciando alla grande e disturbando i miei tentativi di riconciliarmi con il cuscino morbido. Mi succede da un po': una volta che vengo svegliato, fatico a riaddormentarmi. Mi assalgono pensieri, di genere più che altro ansiogeni, con effetto di alzare il ritmo dei battiti cardiaci e farmi provare la sensazione come di quello che non ha svolto o fatto qualcosa.
Ma sono in vacanza, e vorrei rilassarmi quanto più posso! Mi trovo a Nice, per un altro "exchange home", per assaporare il mare della Cote d'Azur. E visto che qui posso utilizzare liberamente la connessione ad internet, ne approfitto, visto che a casa ho modificato l'abbonamento con il gestore per i costi eccessivi.
Si preannuncia un'altra bella giornata soleggiata e ventilata, adatta per trascorrerla in spiaggia sui ciotoli levigati ma un tantino scomodi dell'arenile. Ai figli non fa nessuna differenza, hanno da giorni abbandonato le scarpette da scogli che avevamo comprato per l'occasione e si divertono come loro sanno a stare in acqua e visitare le profondità del Grande Abisso, cioé l'improvviso e notevole abbassarsi del fondale a pochi metri dalla battigia. Si va tranquillamente giù sui 2, 2mt e mezzo. Loro sembrano delfini, mai stanchi, io dopo qualche bracciata sono sfinito. L'acqua pero' é proprio bella. Merita la stanchezza della nuotatina!
E mi sa che di nuoto ne avro' da fare quest'inverno, visto lo scherzetto della lombosciatalgia che mi ha tenuto bloccato a casa ben tre settimane! Segno ineludibile degli anni che vanno? Puo' essere, ma solo il pensiero che possa perdere il calcetto con i Manzi, mi fa entrare in agitazione e mi spinge a trovare ogni strada per recuperare la forma!
Un tempo andavano di moda Le formiche che, nel loro piccolo, si incazzavano.
Io mi accontento, dal piccolo palcoscencio della mia vita, di soffermarmi di tanto in tanto su alcuni aspetti simpatici.
Oggi la maestra di Francesco, 4a elementare, mi chiede di fermarmi perchè una mamma di un suo compagno di classe è andata a lamentarsi delle aggressioni verbali subìte dal figlio a causa del mio.
Io che mi aspettavo le solite raccomandazioni sulla scrittura e sul comportamento, ho sgranato gli occhi e mi sono posto in atteggiamento di difesa attiva (modello "Ringhio").
"Immagino maestra che se lei avesse avuto modo di sentire parolacce e altre volgarità sarebbe intervenuta!"
"Certo!"
"E lei può confermare quanto detto dalla mamma in questione?"
"No"
"E allora perchè glielo viene a dire a lei e non a me, che sono eventualmente il diretto interessato?"
"Si, infatti... ma è la seconda volta che viene..."
"Pure!"
"... dicendo che Francesco dice al figlio parolacce incredibili, di una volgarità inaudita..."
"Oddio... che mio figlio possa essere un artista a suo modo l'ho sempre saputo...ma non certo con le parolacce! Comunque, se lei ha occasione di risentire questa mamma (ndr: che conosco benissimo), le dica che non ha altro da fare che venirmene a parlare, con tutta tranquillità"
"Lo so, gliel'ho detto, ma mi ha risposto che non se la sente!"
(E no, capperi! Troppo comoda mettere in mezzo la maestra pur di non affrontare la questione, quando poi la questione è sempre la stessa: l'incapacità di questa mamma di gestire il rapporto con il figlio!)
"Ad ogni modo, la ringrazio e ne parlerò comunque con mio figlio!"
La tentazione di andare subito da mio figlio e sp******re tale mamma che con tale figlio aveva osato infangare l'onestà della mia famiglia, è stata forte quanto sarebbe stato inutile. Perchè conoscendo la situazione, e conoscendo il bambino, non avevo proprio dubbi in merito a mio figlio.
Lui è un ragazzino tranquillo, allegro, che non ha atteggiamenti provocatori e, semmai, si difende per le rime: a presa in giro risponde con presa in giro, ma non comincia per primo.
Tornando a casa, e vedendolo un pò corrugato, abbiamo affrontato l'argomento: forse pensava che gli dessi contro oppure che la maestra avesse detto più del dovuto, ma quando gli ho fatto intendere che ero dalla sua parte, mi ha rivolto uno dei suoi sorrisoni che gli hanno illuminato il volto ancora da bambino rendendomi felice.
Ho pensato: esser padri è una delle avventure più incredibili che possano capitare e quanto sia difficile crescere.
Detto questo mi sono rabbuiato io in volto pensando alle situazioni difficili di ragazzi che seguo. Ma questo è un altro discorso!
Vado al lavoro, con i miei soliti orari anomali, anche se non ne ho granchè voglia. Una mia collega mi ha appena comunicato di giustificarla perchè sarà assente per troppa stanchezza. La cosa mi ha disturbato. E mi ha messo in difficoltà perchè adesso sono incerto se accondiscendere alla sua richiesta o ignorarla.
A girare per la rete di amici blogger e non solo, si scoprono sempre notizie, link, info interessanti.
O spunti di riflessione, o materia di dibattiti.
Ma non c'è il tempo e quando forse se ne ha, la stanchezza fa scivolare la mente alla ricerca di cose frivole e quasi senza senso.
Il tempo è grigio, e non mi ispira: che sia stanco anch'io? Quasi quasi mi rifugio a letto. Potessi!
Stamane c'era un vento che si respirava forte.
Entrava nei polmoni con leggerezza e sembrava volesse sospingerti dal di dentro a grandi cose.
Era un piacere sentirlo agitarsi tra i capelli, solleticare i peli esposti del corpo, creare effetti sonori modello conchiglia all'orecchio.
Era una brezza allegra e decisa, come a volte si può essere, come adesso non sono.
Il vento mi piace, perchè assomiglia così da vicino alle emozioni che si provano, a volte così intense, a volte così avvilenti, a volte così altanelanti, a volte così imprevedibili.
Il vento viene e va come gli umori dell'anima.
Quanto mi deprimo quando realizzo che il mio intervento educativo sul ragazzo non riesce ad essere così determinante, così unico, così impetuoso tale da modificare il corso di un'azione, così avvolgente da incidere sulla variazione di rotte esistenziali!
Mi ritrovo a pedalare tra le strade di questa città che talora sento estranea, verso un'altra casa, un'altra realtà, un'altra storia.
Promemoria da sviluppare in modo appropriato
Giovedi’ 26
Disneyland Resort
Sosta con cena alla MacDonalds’ al Carrefour di zona, gigantesco.
Venerdi’ 27
Acquisto Museum Pass
Louvre
Museo enorme e incredibile
Episodio falsa bomba : era il nostro passeggino abbandonato un attimo
Emozione Gioconda
Giovanni si smarrisce ma é solo una finta
Stanchi lo abbandoniamo senza averlo visitato tutto
Passeggiata lungo il viale fino all’Arco di Trionfo sotto un sole cocente
Sfacchinata per la prima parte polverosa poi di lusso fino all’Arco
Bella visione dall’alto
Siamo distrutti.
Sabato 28
Notre Dame comincia con coda
Cripta Notre Dame
Passeggiata fino Saint Chapelle
Città della Scienza : ci passiamo tutto il pomeriggio fino all’orario di chiusura.
Parco delle Villette : pieno di vita.
Puntiamo alla Torre Eiffel : 2 ore di coda
Nonostante biglietto fino al terzo piano, visto la ennesima coda, decidiamo di tornarcene a casa
Metro con a bordo spagnoli caciaroni si blocca
Riusciamo ad essere a casa per mezzanotte passata con i bimbi che continuano ad addormentarsi.
Domenica 29
Giornata di riposo e di spese.
Giovanni e Francesco raffreddatissimi
Dormiamo molto
Pomeriggio al parco di Noisiel molto grande e carino.
Pioggia
Lunedi’ 30
Di nuovo a Paris : visitiamo la zona di Les Halles con calma.
In autobus arriviamo fino ai giardini Luxembourg, godendoci tutto il tragitto.
Bambini si scatenano felici sull’erba calpestabile dei giardini.
Rientro a casa e ultima puntata al Carrefour di zona.
Considerazioni conclusive su parigi :
Cordialità e attenzione alle famiglie
Disponibilità continua e incredibile ottimizzazione dei servizi e loro funzionalità.
Varie (mescolanze di culture e origini ; discrezionalità ; affabilità)
Siamo a dir poco sfiniti, e quindi non mi dilunghero', ma una cosa devo dirla: mai più! Se dobbiamo fare 1200 km per andare ad abbacinarci gli occhi della splendida scenografia (voto 8) e per fare le identiche code chilometriche, sudare dal caldo afoso di fine aprile in mezzo a migliaia di specie umane (e non é giorno festivo!) nelle tue stesse identiche condizioni pietose, girovagare un po' come lupi, un po' come eremiti macinando alla fine chilometri, me ne vado a Gardaland, e risparmio in chilometri di entrata (per arrivare al primo gioco sembra di fare la traversata tipo pionieri FarWest), e in spese folli per accontentare i bimbi.
Pero': vedere in carne ed ossa il capitano Jack Sparrow, battere i figli alla giostra di Buzz Lightyear totalizzando più punti con la pistola laser, vederli entusiasti per tutto il giorno e poi ammirarli crollare dal sonno in auto, ci ricompensa di tutto!
E domani ci aspetta Parigi, Louvre e Cité des Scienzes su tutto.
oggi
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