per non parlar del cane! ovvero: peripezie personali e familiari alle soglie di una crisi di risa
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Osservazioni estetiche
Svegliarsi la mattina e davanti allo specchio, mentre ciondolante con l'espressione da bradipo cerchi di trovare un senso alla giornata, e notare, con crescente stupore sino al ribbrezzo, che in alcuni punti del tuo naso stan eruttando due spaventosi bubboni dall'aria vagamente adolescenziale, dicesi brufoli. Solo che questi qui, anzichè normali, paiono in preda ad una crisi di bulimia e oltremodo dolorosi.
Che fai?
a) preso da sconforto, decidi che quella sarà la giornata dell'adolescente che c'è in te e te ne vai, frustrato e bambino, a raccogliere gli sfottò della gente;
b) decidi di agire meglio e più celere di una estetista di professione: rubi alcuni prodotti essenziali per la cura del viso alla moglie (che solitamente li ha ma chissà dove e se li trovi sono magari scaduti o in condizione pietose) e sistemi come puoi il tapino naso;
c) preso da ira funesta contro certi scherzi della natura che sembrano fatti apposta per minare dall'interno la faticosa certezza dell'adultità, vai giù pesante e armato di scalpello e tampone idrofilo, cerchi di estirpare i bignè alla crema che adornano il già provato organo sensoriale;
d) non nuovo a situazioni del genere, e consapevole dei pericoli di una manomissione forzata dei cicli di maturazione del brufolo nasale, limiti al minimo qualsiasi contatto con la parte lesa, vieppiù se collocata in punti strategici, fissando nel promemoria giornaliero una controllata ogni 30 minuti per verificare l'evolversi della situazione ed eventualmente intervenire.
E Tu, cosa avresti fatto? ![]()
Mi è successo....
.... di scambiare il blog per il bar sotto casa dove sentenziare di tutto e di tutti in preda a crisi d'isteria da stress metereologico..... scusatemi davvero.... è che ero proprio arrabbiato ma poi, come spesso poi mi succcede, devo ricredermi, e ammettere che mi ero arrabbiato per un nonnulla, per una boiata. Perchè non mi indigno così per problemi veri e più seri? Ma questo è un altro discorso.
A giustificazione del mio sfogo estemporaneo del post di cui sotto, vorrei solo dire che il blog è nato proprio come hard discount delle mie emozioni, anche le più puerili e/o banali, da condividere e sorridere. Il cosiddetto diario virtuale, dove poter inserire almeno le parti di sè meno oscure. (Per le altre datemi tempo, ci sto lavorando sù).
Portate pazienza! ![]()
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Non parlo quasi mai di lavoro.....
...Lo ritengo qualcosa di intimo e ne ho pudore.
O forse è solamente la pigrizia di non andare a smuovere parti delicate che fanno male.
Ad ogni modo, mi ha un pò turbato (anzi no, mi ha dato proprio fastidio) il sms di una collega che mi dice che la sua fiducia nei miei confronti scende ogni volta che parla, a proposito (o a sproposito mi vien da pensare) con la coordinatrice del servizio di cui faccio parte.
Ecchecazzo! A fatica, sto cercando di mantenere l'attaccamento al lavoro nei parametri non patologici, e in questo rientra anche l'attaccamento ai colleghi, al proprio ambiente di lavoro, al gruppo di operatori. A fatica mi son ripreso da una grossa crisi di identità professionale (con forti ripercussioni sul lato personale) dovuta ad avvenimenti iniziati proprio in questo ambiente, ritrovando e scoprendo un nuovo equilibrio. A fatica ho riallacciato relazioni che potevano, rimanendo così com'erano, compromesse, e riguadagnato la postura adatta per un bipede dopo essersi sentito molto gobbo di notredame. A fatica ogni giorno cerco di dare il meglio di me al lavoro e questa esimia collega mi viene a dire che la sua fiducia nei miei confronti cala a seconda di come spira il vento??? Ma mi verrebbe da cantare la canzone dell'italico Masini prima ancora di quella dello sbarbatello d'oltreoceano che porta il nome di Eamon!
La fiducia è qualcosa che si costruisce, che può essere soggetta a restrizioni, ripensamenti, certo, ma una volta che una persona, con cui lavori da tempo, l'hai inquadrata, per modo di dire, viene da associare la fiducia anche all'aspetto affettivo. Io ho fiducia di alcuni miei amici perchè nutro per loro anche affetto. Fiducia è riporsi al giudizio di chi sai possa darti un' obbiettiva e sincera opinione, è poter voltare le spalle perchè le sai coperte, è essere accolti, è ricevere e dare uno sguardo fermo e pulito, è la somma di tante azioni oltrechè di parole. Non cambio opinione facilmente dopo aver conosciuto a lungo una persona, perchè conoscendola a lungo ho imparato a rispettarla, ad amarla, in senso lato, a confrontarmi e rielaborare le mie idee su di questa. Così per la fiducia: non si cambia se un pincopallo, per quanto ingombrante, dice cose in contraddizione con ciò che penso a proposito di, non rimetto tutto in discussione!
Si, vero, mi sto sfogando. Mi sono sentito offeso. Messo in discussione. E non ne ho voglia. Non ho voglia, adesso come adesso, di dover giustificare non so cosa, dovermi difendere da chissà chi, dover ricostruire non so che.
Ah, le donne! ![]()
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Un doveroso aggiornamento.
Paolo de Paolis, ovvero il Ciccibuzz di casa mia, è ancora in attesa di essere operato. Noi non vedremmo l'ora ma, ringraziando il Cielo, sta bene e alcuni suoi modi di fare (come lo stare minuti a fissarsi il pollice destro e parlargli a modo suo) sono già entrati nel novero delle attività che fan ridere come matti i fratelli (i quali, appagati dalla presunta e simpatica stupidità del fratellino, si dimostrano via via più rilassati nei suoi confronti).
Ci siamo andati vicini al Grande Momento ma alcuni valori del sangue non perfetti hanno decretato il rinvio dell'intera faccenda. Se ne riparla tra una settimana o qualche giorno, stiamo a vedere.
L'ansia, una volta tornati a casa, è di colpo ritornata entro valori accettabili, e mi è venuto in mente quando andavo a dare un esame universitario (ed io ero un campione in quanto ad ansie, tanto che molte volte arrivavo fino all'aula e poi me ne tornavo indietro convinto di non farcela...) e poi mi sentivo sollevato neanche avessi scaricato un bidone di ferraglia. Rimane pur sempre il fatto che l'ansia va e viene, e siamo ancora lontani dall'aver risolto la situazione.
Un passo per volta, uno dietro l'altro. Fino in cima. E poi a rotta di collo giù per il ghiaione!
Vorrei ringraziare tutti per l'affetto che mi avete dimostrato. Aria, Reina, Marifrà, Blu, Billa, Druxia, Criscia, Pennastilo, Moscanera, Soffio, Sorrysorry, Su, Roby. E chiedo scusa chi non ho citato. Vi sono riconoscente perchè la vostra vicinanza mi è stata di intimo piacere lenitivo e mi son sentito circondato da mani pur invisibili ma vive.
Grazie
Un mio caro amico mi fa sapere che gli è nata la terzogenita, Teresa, con le seguenti parole:" c'è chi ha 3 figli maschi e c'è chi ha 3 figlie femmine...!". COMPLIMENTONI Mao! Però, con tutto il rispetto per l'altra metà del cielo, non mi sentirei a mio agio, così in minoranza...
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w le donne e chi le ha create ma quanta santa pazienza ci vuole? ![]()
Stretto nella morsa del traffico delle 18, attendevo il mio turno per svoltare a sinistra, ad un incrocio. Nell'attesa, guardavo i pedoni anche loro in attesa di attraversare. Tra essi, una coppia formata dal papà e dalla sua bambina, che ridevano, i volti felici e distesi. Mi sono rabbuiato. Perchè non ero io quel papà a portare in giro i miei bimbi? Mi è venuto un momento di depressione, pensando al mio lavoro dagli orari squisitamente extrascolastici, alla richiesta del mio grande che mi chiede quando cambierò lavoro, ai miei studi universitari mai terminati che se lo fossero forse mi permetterebbero un orario più umano, nel senso di più vicino alle esigenze della mia famiglia. E pensavo a quanto curioso fosse il fatto che io entrassi nelle famiglie altrui uscendo dalla mia, spesso di corsa. Ai sensi di colpa che mi attanagliano lo stomaco quando mi ritrovo alle prese con le incomprensioni o marachelle dei figli perchè mi domando se questo sia dovuto alle mie assenze. Ai bei progetti di andar fuori il sabato, un'escursione, una piccola gita fuori porta, che da tempo non faccio con loro. Al "portabici" che giace in garage, acquistato di corsa a settembre e ancora inutilizzato. E mi è venuta voglia di abbracciarli e guardarli e dirgli quanto gli voglio bene. Un auto dietro però mi ha strombazzato, avvisandomi che era arrivato il mio turno. Ho dato un'accellerata e via. Tra pochi minuti starò fianco a fianco con un ragazzotto di 15 anni, che porta lo stesso nome di mio figlio. Rinsalderò il legame che abbiamo costruito e lavoreremo: chissà quali compiti avrà portato. Poi anche per oggi potrò tornare a casa, stanco, come da un pò di tempo mi capita. Ma a casa troverò la mia famiglia e il calore delle loro voci e l'insistenza delle loro carezze mi guariranno da certi pensieri.
Visita medica
Giovanni, il mio secondogenito, ha cominciato l'attività di ginnastica e la mamma lo informa che dovrà fare una visita medica.
"Perchè devo farla? A cosa serve?" domanda perplesso e un tantino seccato.
"Ma per tanti motivi" gli risponde la mamma "ad esempio per assicurarsi che il tuo cuore sia in forma e che il sangue circoli bene nel tuo corpo"
"Nooooooo, non la voglio faaareeeee" inizia a sbraitare agitandosi" non mi serve la visita, io sono PIENO di sangue, ne ho fin troppooooo!"
Ho come l'impressione che la visita sarà rimandata, causa eccesso arterioso!
Anche questa domenica è trascorsa. E direi bene, con i figli impegnatissimi a instaurare relazioni ludiche con i cugini e scorribande di zii vari a coccolarsi il Paolino. Meglio di così: figli distratti da attività più interessanti dello stressare e del lamentarsi, e genitori quasi nullafacenti. Ogni tanto ci vuole. Quanto bello non è, ad esempio, essere invitati a mangiare a pranzo dai suoceri? Specie se poi a cucinare sia quel factotum del cognato che sembra essersi specializzato in più d'una attività sociale. Quindi, più tempo libero perchè liberato dalle usuali occupazioni con i figli, e più tempo da dedicare - si fa per dire - al pensare. Ed ecco allora questa poesia:
"In silenzio"
Dormivo e sognavo
che la vita era gioia.
Mi svegliai e vidi
che la vita era servizio.
Volli servire e scoprii
che servire era gioia.
(R. Tagore)
Buona ripresa a tutti!
Domenica e Tunisia
Nonostante i suggerimenti di Vulcanica, a differenza di Aria, non ci ho capito granchè su come migliorare la gestione del blog e pertanto mi accontento ancora di ciabattar parole scritte come mi vengono.
Un doveroso ringraziamento a tutti. Il mio grazie vi accompagni in questa domenica un pò umida.
E a proposito di umidità, non posso fare a meno di ricordare mio fratello, laureando, gaudente attualmente disperso in quel di Sfax (Tunisia) da oramai un mese abbondante. E mi è dolce ricordar anche la Tunisia che abbiamo visitato con tutta la family prima dell'arrivo del Paolino, questo febbraio. Siamo stati ad Hammamet, ad un tiro di schioppo dalla residence di un certo Bettino buonanima, una settimana tra palme, riposo e qualche interessante e atipico tour. Quanti giovani, dal sorriso splendido, e quanta povertà per le strade delle periferie dei grandi centri turistici. Alberghi imponenti e regali proliferano in intere zone, ad uso e consumo felice dei turisti, anche se immergersi nella casbah è un'esperienza indimenticabile. A Tunisi abbiamo voluto evitare le passeggiate proposte dalla guida (con finalità prettamente commerciali) e ci siamo immersi nel mercato locale. Profumi forti, odori speziati, vociferare continuo e sguardi eloquenti: gli occhi come lingua universale. E poi il sito archeologico di Cartagine, il museo del Bardo con la collezione unica al mondo di mosaici romani (intere pareti con mosaici originali!), la baby dance della sera appuntamento fisso per i nostri, le megadormite e il provar ad assaggiare cibi indigeni. Ci è mancato il deserto, troppo distante da dove eravamo e il contatto, un pò asettico, con il personale. Ma per molti aspetti, anzichè passare per le strade della Tunisia, mi è sembrato di rivivere un documentario dell'Istituto Luce sulla società rurale del Sud Italia del dopoguerra o primi anni '50: uomini e ragazzi ad affollar bar, strade con scarsa manutenzione, nessuna donna in giro, presenza massiccia di forze dell'ordine, traffico caotico e rispetto ambientale praticamente nullo.
Beato te fratello! Goditi questa vacanza-studio e serba i profumi di quella magica terra il più a lungo possibile! Ti aspetta l'autunno umido e malinconico dei nostri cieli e il grigiore di certi giorni. Ma poi tornerà primavera, no?
Cromosoma 22
Al mio ultimo nato, tal Paolino, che, tanto per cambiare mi sta ciucciando la spalla (ma glielo concedo purchè non ci aggiunga un rigurgito d'annata) alla nascita, e successivi controlli, gli han riscontrato una serie di piccoli e grandi malformazioni che sono addebitabili alla delezione del signor Cromosoma 22.
E' successo quindi che sia andato perso del materiale genetico a carico di quella regione cromosomica. In questo, Paolo, è tutto figlio di sua mamma, nonchè mia moglie, che tra le altre capacità avrebbe anche quella di perdere un elefante in salotto.
Tale perdita, dà origine ad uno spettro molto ampio di conseguenze. A Paolo, tra le altre, spicca una cardiopatia, chiamata "Tetralogia di Fallot", che va obbligatoriamente trattata con intervento chirurgico a cuore aperto, di solito entro il 3° mese di vita. Tale intervento si configura come risolutivo e necessario per garantirgli un'esistenza adeguata e normale.
Per le altre eventuali conseguenze di questa delezione, ci penseremo. Intanto ne abbiamo schivate un bel pò e Paolo ha già dimostrato di essere all'altezza della prova impegnativa che lo aspetta, nascendo ben compensato, cioè non facendo diventare il parto naturale un evento di per sè traumatico visto il suo cuoricino.
I fratelli vanno dicendo, con aria di chi la sa lunga, che il loro fratellino ha "un buco nel cuore" e che "se lo deve far chiudere" e "gli mettono un tappo".
In effetti questa cardiopatia comprende anche un foro tra i due ventricoli che va occluso prima che la circolazione sanguigna, per eccesso di lavoro o altri eventi, vada in tilt sballando percorso.
Il tempo di attesa per la chiamata per l'operazione forse si sta avviando alla conclusione. E, non vi nascondo, le gambe cominciano un pò a ballarmi!
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