

Dopo aver accompagnato anche il più piccolo al Nido, torno solitamente a piedi verso casa. E percorro un vialetto stretto che costeggia un piccolo parco nascosto nel cuore di questo quartiere. Cammino lentamente, mentre il muretto, che porta seco i segni degli anni, mi passa accanto. In alcuni punti la rete è sbrecciata e in altri qualche mattone è sgretolato. Ma l'odore di verdebosco e naturaviva che entra nei polmoni agevola la libera uscita di pensieri accompagnati da trilli e suoni degli uccellini. E questi pensieri mi dicono che sono ancora lontanissimo dall'essere il padre migliore che vorrei.
Vorrei non scaricare sui figli la mia ansia per il ritardo, quasi cronico, nell'uscire di casa per andare a scuola; vorrei non sentire l'orgoglio ribollire se il loro comportamento non è esemplare o se è oggetto di critiche altrui. Vorrei. I miei bimbi rimangono le mie pietre preziose più belle. Ma ho l'impressione di non essere un buon orefice.
Tornando a casa, in questo passeggiare di pensieri, mi piace cogliere, alzando per un attimo lo sguardo, la luce negli occhi della gente. O meglio: mi piace cogliere i segni della bellezza che fiorisce o che permane o che ha soggiornato a lungo o che si è cercato di avere, negli sguardi delle donne che incrocio.
No, non è il solito e comune senso di libido che cresce di buon mattino, e non è neanche il desiderio di malizia nel gioco perenne della seduzione.
In questi momenti il sentimento che provo è di puro stupore. Si, stupore nell'incredibile ricchezza del genere umano, nell'infinita bellezza.
Certo, se poi una petulante ti taglia la strada e ti manda pure a quel paese, il sogno crolla di botto, però... finchè non succede, vagheggio in questo osservare, con discrezione, come un guardiano del faro che scruta e annota il traffico marittimo.
Più che osservare poi, sono occhiate veloci, fugaci, attento a non caricare di significati lo sguardo che incrocia l'altrui. E' un guardare leggero, almeno spero, reiterato, per avere diverse angolature, come se avvenisse per caso.
D'altronde è un mezzo di comunicazione talmente potente lo sguardo che i messaggi veicolati da esso potrebbero suscitare reazioni opposte o di intensità comunque notevole, da preferire farne un uso discreto, sobrio, oculato, appunto!
Arrivato a casa, son quasi pronto per partire e andare al lavoro. Giornata lunga mi aspetta, che baretterei volentieri con una di totale nullafacenza! Buona giornata!
...l'ingresso nella Primavera, apro gli occhi e mi accorgo che le gemme sono fiorite sugli alberi , non indosso più il pile in casa nè il giaccone fuori; che il sole ha ripreso a scaldare e le giornate si sono allungate. Di contro c'è che il sonno non è mai abbastanza e un riposo decente o meno incide profondamente sugli sviluppi della tua giornata. Così, se ti risvegli dopo una manciata di poche ore, il tuo viso assume una "musana" da perenne imbronciato difficile da rimuovere. E accompagni i figli sapendo che la gente che ti guarderò in faccia penserà "mamma mia che brutta giornata ha questo qui!". Il che non è poi così male perchè tiene alla larga tutti, indsiderati compresi. Almeno per le prime ore del giorno.
Questa "musana" esteriore non è che il sintomo di un malessere interiore. Certo, ho dormito poco ma c'è dell'altro, come un senso di insoddisfazione latente che guasta il benessere quotidiano. Forse ho trombato poco ultimamente, può essere, però direi che rimane dentro me un senso di inadeguatezza da cui si dipartono pensieri "nìvuri" e poco socievoli.
Stamane ho avuto l'ennesima riprova che il senso del rispetto sta venendo meno, e per me è un segno grave di inciviltà nelle nostre città così trendy e affannate. Avevo appena letto da un'edicola la notizia di un bambino travolto e ucciso da un auto, quando, ritardando per un attimo l'attraversamento pedonale, col verde, ad un incrocio, un'utilitaria mi è schizzata davanti tagliandomi la strada. Io stavo accompagnando il mio Paolino in asilo nido e ho ritardato la partenza perchè gli stavo togliendo le ultime caccoline dagli occhi. Beata sporcizia dei bimbi! Questione di pochi secondi. Ho avuto paura perchè l'alta velocità e la sorpresa e il panico, non mi avrebbero dato tempo di fare chissà che. Ma se sono qua a raccontarlo vuol dire che non era il momento. Eppure quante volte, di recente, ho avuto la sensazione che non è successo niente per questioni di pochi secondi o metri? E ogni volta l'impressione è, come una gara al massacro, che si rubi qualche secondo, si dimezzi qualche metro.
La "musana" si è allungata a dismisura.
Ieri però, mentre stravaccato in ludoteca osservavo le acrobazie in PS2 del ragazzo che stavo seguendo, sono stato oggetto di un dono: un bel disegno che una bambina aveva fatto appositamente per me. Vi era raffigurato un grande sole e una papera, forse un gabbiano ma comunque un uccello, che volava a metà tra la terra e il cielo, starnazzando "pio pio!" allegramente. Il ricordo di questo gesto me lo serbo con cura come toccasana per i momenti grigi. Grazie Jasmine! Nella tua splendida innocenza, mi hai fatto un regalo enorme!
Forse era proprio giunto il momento. Domani ridipingiamo la cucina! A noi che ci abitiamo, gli schizzi di vario genere alimentare sulle pareti, unite a macchie eterogenee, sparse con discrezione quà e là, che andavano dal nero lucido da scarpe al rosso sangue da naso, non facevano questo grosso effetto e disturbo. E neppure ai nostri più intimi amici, costellati anch'essi, se non da pareti imbrattate di ogni ben di Dio, ma da masse di bimbi allegri e dotati di un non comune senso del movimento.
Però abbiamo iniziato a dubitare di qualcosa quando i nostri rispettivi genitori, chi in un modo ("vi paghiamo una donna delle pulizie"), chi nell'altro ("come va, economicamente parlando?"), hanno suscitato il dubbio che la cucina non fosse così accogliente e presentabile come sottintendevamo.
E allora, con rara arguzia, mia moglie ha giocoforza indotto mio padre a prestarsi quale valente pittore per una prova generale di pittura. La qual cosa, se ci va bene, sfocerà in una cucina ridipinta da capo, e, se ci va male, in una serie di consigli sul come fare.
Pertanto, questa decisione sconvolgente, ha provocato un doveroso smantellamento di tutta l'oggettistica appesa alle pareti che bellamente adornano la cucina, ivi compresa quella addossata alla colonna che, inequivocabilmente, spezza la decenza geometrica di questo spazio. Si, perchè il genialoide del geometra amico di qualcuno ma non nostro, aveva a suo dire interpretato le nostre indicazioni, tanto da stravolgere, in sede di costruzione del progetto, il senso di una cucina spaziosa e accogliente, come la volevamo, a cucinotto angusto. Quando ci siamo accorti dell'errore, le colonne portanti della casa erano già state issate e predisposte. Ma pur di non cedere al vile ricatto, abbiamo una cucina con una colonna in mezzo che decisamente rompe ogni schema logico.
Tornando a noi, stasera ho terminato di impacchettare gli oggetti tolti dalle pareti (colonna compresa) e non ho potuto evitare di lasciarmi accompagnare dalla corrente di ricordi che ogni singolo oggetto, preso tra le mani per spolverarlo e depositarlo con cura nel cartone, mi ha evocato.
il sombrero messicano da festa in miniatura, ricordo del viaggio di nozze. Accanto ad esso, la penna intarsiata raffigurante un peones con sombrero, anch'esso direttamente importato da quel di Merida, Mexico.
Il quadretto di pasta di pane artigianale raffigurante due busti di angioletti, uno biondo e l'altro nero, entrambi ricci, dono di un ex compagno delle superiori per il matrimonio.
Tre piattini di ceramica danese, recanti scene di vita urbana di montagna, ricordo di più viaggi di nostri amici.
Un piattino Maya, con incisioni e bassorilievo artiginale, dono di un viaggio in Yucatan di altri amici.
Un quadretto dipinto a mano con resti del castello di Presenzano, paesino originario dei miei, reagalatomi dall'artista, oltrechè amica.
Due bomboniere bianche e rosa raffiguranti un cane e un gatto in ceramica, simili ma non uguali, di cui uno ricostruito meticolosamente dopo uno schianto a terra, ricordo di altrettanti matrimoni di amici.
Due "piastrelle" in ceramica dipinta provenienti da Lisbona, ricordo del viaggio fatto dal gruppo di sempreverdi del giro dei miei genitori.
In questi oggetti, vi ho riposto valori e sentimenti. Non sono che oggetti, la cui perdita potrebbe solo che aumentare la difficoltà del ricordo ma non cancellarlo, nè cancellare o sminuire i valori in cui credo. Ma è stato speciale poterli toccare a mani nude, sentirne la forma sotto le dita, la ruvidezza o la levigatezza, la porosità o la densità. Quasi stessi toccando il ricordo, mentre esso si svolgeva nel cinema d'essai della mia mente.
E meno male che non vi ho descritto la casetta da muro con tutti gli oggettini accumulati in anni di battesimi-matrimoni-viaggi!!
Come d'incanto, in casa scende il silenzio.
E come la sera arriva senza far rumore avvolgendo con il proprio mantello ogni ombra e riflesso, così in casa mia, anche per questa volta, il vociare ora allegro, ora urlato ora frignoso ora giocoso dei miei bimbi, si è spento lasciando lo spazio a pensieri che come bolle riemergono da chissà quali profondità.
E' la sera della Pasqua, la sera in cui nei discepoli di quegli anni si è riaccesa la speranza e la gioia. E' la sera della Pasqua in cui auguro a tutti che, nel proprio intimo, si riaccenda la speranza e la gioia, anche quella che si credeva perduta per sempre.
Cristo risorge, più che a dispetto di, proprio per chi non vede futuro come quel distinto signore incontrato in carcere, proprio per quei genitori che hanno sepolto il loro bimbo ucciso da una inesorabile malattia, proprio per quei bambini ricoverati nel reparto pediatrico dell'ospedale di Kiev, proprio per chi incoccia nel suo cammino con il male, nelle sue variegate ed infinite forme. Risorge anche per me, costretto a fare i conti con la mia pigrizia interiore, resa ad arte per tutelare alcuni aspetti meramente ipocriti, che tanto mi stuzzicano.
Dopo una settimana particolare, comprendente un pacchetto di 3 notti e 4 giorni a Genova, da amici, per conoscere questa città, la "Superba" e rimanerne piacevolmente colpiti, una giornata intensa: a pranzo dai miei genitori per un meeting di fratelli e cuginetti, e a cena dai miei suoceri ad incontrar altrettanti parenti. Uova a gogò per la gioia dei bimbi (e la golosità del sottoscritto) e momenti piacevoli di allegria e baldoria.
Per il momento penso sia bene fermarmi. Dopo mesi di assoluto e ingiustificato silenzio, vorrei limare l'impulsività! Baci & abbracci